
9) Il peccato  legato alla libert.
    Agostino sostiene che il peccato nasce da un atto volontario e
presuppone quindi la responsabilit e, soprattutto, la libert.
Egli usa l'espressione libero arbitrio per indicare la capacit
dell'uomo di valutare e di scegliere all'interno di una gerarchia
dei beni

De vera religione, quattordicesimo, 27 (vedi manuale pagine 227-
228).

1   Se cotesta miseria, che si dice peccato, capitasse addosso
come una febbre a chi non la cerca, certo sembrerebbe ingiusta
quella pena che, venendone al peccatore, si chiama dannazione. Ma
all'opposto il peccato  male tanto volontario, che se tale non
fosse, cesserebbe di essere peccato. E ci  tanto chiaro che su
un tal punto non vi  dissenso di sorta n fra i pochi dotti n
fra i molti indotti. O si deve negare adunque che esiste peccato,
o si deve ammettere che esso  volontario.
2   N si pu negare che abbia peccato l'anima quando si riconosca
che essa con la penitenza si emenda, e che al penitente si concede
perdono, mentre invece si condanna per giusta legge di Dio chi nel
peccato si ostina.
3   Da ultimo, se non peccassimo volontariamente, nessuno dovrebbe
esserne rimproverato, n ammonito; ora senza di ci non avrebbe
necessariamente pi ragione di essere la legge cristiana ed ogni
disciplina di religione. Dunque si pecca volontariamente.
4   E poich non vi  dubbio che si pecca, ne viene che non 
affatto possibile il minimo dubbio che le anime nostre non abbiano
il libero arbitrio.
5   Dio ha giudicato e giudica migliori fra i suoi servi quelli
che spontaneamente l'hanno servito e lo servono, il che non
avrebbe senso, se tutti non liberamente, ma per necessit lo
servissero

(Agostino, La vera religione, Paravia, Torino, 1945, pagine 26-
27).

